Le pensioni aumenteranno del 4,2% dal gennaio 2027?
No: almeno non sulla base dei dati oggi disponibili.
La precisazione è importante perché gli ultimi dati sull’inflazione stanno generando molta attenzione tra pensionati e famiglie.
Il 30 settembre 2026 l’ISTAT ha comunicato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività — il cosiddetto NIC — è cresciuto del 4,2% rispetto a settembre 2025 e dello 0,7% rispetto al mese precedente.
L’inflazione media acquisita per il 2026 risultava invece pari al 3,1% a settembre. (Istat)
Questi numeri sono importanti, ma non rappresentano ancora il tasso ufficiale di perequazione delle pensioni per il 2027.
Che cos’è la rivalutazione delle pensioni
La perequazione è il meccanismo attraverso il quale gli importi pensionistici vengono periodicamente adeguati alla variazione del costo della vita.
L’obiettivo è attenuare la perdita del potere d’acquisto determinata dall’inflazione.
Ogni anno vengono individuati i parametri utilizzati per aggiornare le pensioni dell’anno successivo.
Per il 2026, ad esempio, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha determinato i parametri tramite decreto e l’INPS ha successivamente applicato una rivalutazione provvisoria dell’1,4%. (INPS)
Perché il 4,2% non equivale automaticamente all’aumento della pensione
Il dato del 4,2% diffuso dall’ISTAT riguarda la variazione tendenziale del NIC nel solo mese di settembre 2026 rispetto a settembre 2025.
La rivalutazione annuale delle pensioni segue invece il procedimento previsto dalla normativa previdenziale e viene formalizzata attraverso gli appositi provvedimenti ministeriali.
Di conseguenza, non è corretto prendere il dato tendenziale di un singolo mese e applicarlo direttamente all’importo della propria pensione.
Al 5 ottobre 2026, il valore definitivo utilizzabile per la perequazione delle pensioni dal 1° gennaio 2027 non risulta ancora ufficialmente determinato.
Cosa significa “inflazione acquisita al 3,1%”
L’ISTAT ha indicato che, a settembre, l’inflazione media acquisita per il 2026 è pari al 3,1%.
Questo valore esprime quale sarebbe la variazione media dell’intero anno se gli indici dei mesi restanti rimanessero ai livelli già raggiunti.
È quindi un indicatore molto utile per capire la tendenza dell’anno, ma non deve essere confuso con un decreto già approvato di rivalutazione delle pensioni.
I dati definitivi dei mesi successivi possono ancora modificare il quadro. (Istat)
Quando sapremo l’aumento ufficiale delle pensioni 2027
Il dato da utilizzare per la perequazione viene formalizzato attraverso un provvedimento ministeriale.
Nel precedente ciclo, il decreto interministeriale del 19 novembre 2025 ha fissato i parametri utilizzati per il rinnovo delle pensioni 2026; l’INPS ha poi effettuato le operazioni di rinnovo dei trattamenti previdenziali e assistenziali. (INPS)
Per il 2027 sarà quindi necessario attendere il nuovo provvedimento ufficiale.
Prima di quel momento, qualunque cifra esatta sul nuovo importo della pensione minima o sull’aumento di una determinata pensione deve essere considerata una stima, non un importo definitivamente riconosciuto.
Tutte le pensioni aumentano della stessa percentuale?
No.
La perequazione non produce necessariamente lo stesso incremento percentuale sull’intero importo per tutti i pensionati.
Nel rinnovo 2026, l’INPS ha applicato la rivalutazione piena agli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo e percentuali ridotte sulle fasce di importo superiori, secondo la normativa vigente. (INPS)
Per conoscere esattamente come opererà la rivalutazione 2027 sarà necessario verificare la normativa e il decreto applicabili al prossimo rinnovo.
Un esempio semplice
Immaginiamo, a puro titolo esemplificativo, una pensione lorda mensile di 1.000 euro.
Non sarebbe corretto oggi moltiplicare automaticamente 1.000 euro per il 4,2% e concludere che dal gennaio 2027 la pensione aumenterà di 42 euro.
Prima occorre conoscere:
- il tasso di perequazione ufficialmente fissato;
- le fasce di rivalutazione applicabili;
- eventuali interventi legislativi sulle pensioni minime;
- eventuali conguagli;
- la natura del trattamento pensionistico.
Soltanto dopo sarà possibile effettuare un calcolo attendibile.
Pensione minima: perché bisogna attendere
Anche per il trattamento minimo è opportuno evitare calcoli prematuri.
Nel 2026 l’importo base del trattamento minimo è stato fissato a 611,85 euro mensili, prima dell’applicazione delle ulteriori misure eventualmente previste dalla legislazione per specifiche categorie. (INPS)
L’importo 2027 dipenderà dalla rivalutazione ufficiale e da eventuali ulteriori interventi normativi.
Pertanto, le cifre circolate prima dell’adozione dei provvedimenti definitivi devono essere considerate soltanto indicative.
La rivalutazione riguarda anche le prestazioni assistenziali?
Il rinnovo annuale dell’INPS non riguarda soltanto le pensioni previdenziali.
Il procedimento di aggiornamento interessa anche numerose prestazioni assistenziali e i relativi limiti reddituali, secondo le regole previste per ciascun trattamento.
Nel rinnovo 2026 l’INPS ha infatti aggiornato, insieme alle pensioni, anche le prestazioni assistenziali. (INPS)
Questo significa che il nuovo indice può produrre effetti anche su prestazioni particolarmente rilevanti per invalidi civili e soggetti economicamente fragili.
Perché controllare il cedolino dopo il rinnovo
Quando verrà effettuato il rinnovo 2027 sarà opportuno confrontare:
- importo lordo precedente;
- nuovo importo lordo;
- percentuale di rivalutazione applicata;
- eventuali maggiorazioni;
- ritenute fiscali;
- conguagli;
- prestazioni collegate al reddito.
L’aumento lordo della pensione non coincide infatti necessariamente con l’incremento netto effettivamente percepito.
Come può assistere lo Studio Legale Lauricella
Lo Studio Legale Lauricella presta assistenza nella verifica dei trattamenti pensionistici e assistenziali, dei provvedimenti INPS e delle eventuali differenze tra quanto spettante e quanto effettivamente liquidato.
Quando saranno pubblicati gli importi ufficiali 2027, sarà possibile verificare il cedolino pensionistico e accertare se la perequazione, le maggiorazioni e le eventuali prestazioni collegate al reddito siano state correttamente applicate.
Avvertenza informativa
Il presente articolo ha finalità esclusivamente divulgative ed è aggiornato al 5 ottobre 2026.
Il dato ISTAT del 4,2% riguarda l’inflazione tendenziale NIC del mese di settembre 2026 e non costituisce il tasso ufficiale di rivalutazione delle pensioni per il 2027.
Il valore definitivo dovrà essere determinato attraverso i provvedimenti previsti dalla normativa. Gli importi futuri eventualmente indicati dalla stampa prima di tali provvedimenti devono pertanto essere considerati stime.
Fonti verificate: ISTAT, “Prezzi al consumo – dati provvisori, settembre 2026”, pubblicato il 30 settembre 2026; INPS, “Pensioni 2026: i nuovi importi e le date di pagamento”, pubblicato il 22 dicembre 2025. (Istat)
