La riforma della disabilità sta entrando in una fase sempre più concreta. Tra le novità più importanti vi è l’attivazione della procedura telematica attraverso la quale la persona con disabilità, o chi la rappresenta, può richiedere l’elaborazione del cosiddetto Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato.
Non si tratta di una nuova prestazione economica né di una semplice certificazione amministrativa. Il Progetto di Vita nasce, invece, con l’obiettivo di costruire attorno alla persona un sistema coordinato di interventi e sostegni che tenga conto, nel suo complesso, delle esigenze sanitarie, assistenziali, sociali, educative, lavorative e abitative.
Per molte famiglie può rappresentare un passaggio particolarmente importante, perché la disabilità viene considerata non soltanto sotto il profilo medico, ma anche rispetto agli ostacoli che concretamente incidono sulla vita quotidiana e sull’effettiva partecipazione sociale della persona.
Cos’è il Progetto di Vita
Il Progetto di Vita trova la propria disciplina nel decreto legislativo n. 62 del 3 maggio 2024, provvedimento che ha ridisegnato diversi aspetti del sistema di accertamento e tutela della disabilità.
La finalità è quella di individuare, mediante una valutazione multidimensionale, i sostegni necessari affinché la persona possa realizzare i propri obiettivi e migliorare la propria qualità di vita.
Il progetto deve quindi essere costruito tenendo conto non soltanto delle patologie o delle menomazioni accertate, ma anche delle aspirazioni, delle preferenze, dei bisogni e del contesto familiare e sociale dell’interessato.
La persona con disabilità non dovrebbe essere considerata come destinataria passiva di una serie di prestazioni separate tra loro, ma come soggetto attivo nella definizione del proprio percorso assistenziale e di inclusione.
La nuova procedura tramite la piattaforma INPS
Con le modifiche intervenute nel corso del 2026 è stato previsto che l’istanza possa essere trasmessa direttamente dall’interessato mediante uno specifico servizio messo a disposizione dall’INPS.
È stata così attivata la piattaforma SISDA – Sistema Informativo Salute, Disabilità e Anziani, attraverso la quale è possibile presentare l’istanza per l’elaborazione del Progetto di Vita.
Attraverso la procedura il cittadino presta il consenso alla trasmissione della certificazione relativa alla propria condizione di disabilità all’Ambito Territoriale Sociale competente e può fornire gli ulteriori dati necessari per l’avvio della successiva valutazione multidimensionale.
Rimane comunque ferma, nei casi previsti dalla normativa, la possibilità di rivolgersi direttamente agli organismi territorialmente competenti.
Chi può presentare la domanda
L’istanza può essere presentata dalla persona con disabilità oppure dal soggetto che legalmente la rappresenta.
La richiesta assume particolare importanza nei casi nei quali la situazione della persona richieda l’intervento coordinato di diversi servizi: assistenza sanitaria, sostegno sociale, inclusione scolastica, inserimento lavorativo, assistenza domiciliare, autonomia abitativa o altre misure necessarie a garantire una migliore qualità della vita.
Non esiste, pertanto, un Progetto di Vita identico per tutti.
La valutazione deve essere personalizzata e costruita sulla concreta situazione dell’interessato.
Che cos’è la valutazione multidimensionale
Dopo l’avvio del procedimento viene effettuata una valutazione multidimensionale.
È uno degli aspetti più innovativi della riforma.
L’analisi non dovrebbe limitarsi alla diagnosi clinica, ma deve prendere in considerazione il funzionamento della persona nei diversi ambiti della vita, gli eventuali ostacoli presenti nell’ambiente e i sostegni necessari per favorirne autonomia e partecipazione.
Alla valutazione intervengono più professionalità e la persona interessata partecipa direttamente alla costruzione del progetto.
Questo passaggio è fondamentale: una rappresentazione incompleta dei bisogni della persona potrebbe infatti riflettersi sul contenuto degli interventi successivamente individuati.
Quali sostegni possono entrare nel Progetto di Vita
Il contenuto varia caso per caso.
A titolo esemplificativo, il progetto può interessare interventi relativi a:
- assistenza sanitaria e sociosanitaria;
- assistenza domiciliare;
- sostegno alla vita indipendente;
- inclusione scolastica e formazione;
- inserimento e mantenimento lavorativo;
- mobilità e accessibilità;
- ausili e strumenti di supporto;
- sostegno alla famiglia;
- inclusione e partecipazione sociale;
- soluzioni abitative e percorsi di autonomia.
L’obiettivo è evitare, per quanto possibile, che ciascun intervento venga gestito in maniera isolata e priva di coordinamento.
Progetto di Vita e invalidità civile sono la stessa cosa?
No.
L’accertamento dell’invalidità o della condizione di disabilità e il Progetto di Vita svolgono funzioni differenti.
Il riconoscimento sanitario costituisce il presupposto per l’accesso a determinate tutele e prestazioni previste dalla legge.
Il Progetto di Vita riguarda invece la programmazione coordinata degli interventi e dei sostegni necessari alla persona.
È quindi importante non confondere la procedura con una domanda diretta di pensione, assegno mensile, indennità di accompagnamento o altri benefici economici.
Perché è importante controllare attentamente il procedimento
Una riforma così ampia comporta inevitabilmente una fase applicativa nella quale cittadini e famiglie possono incontrare difficoltà.
Possono sorgere problemi relativi alla documentazione, alla corretta individuazione dei bisogni, ai tempi del procedimento, all’interlocuzione con gli enti competenti o alla mancata attivazione dei sostegni previsti.
In queste situazioni è importante conservare:
- verbali e certificazioni sanitarie;
- documentazione specialistica aggiornata;
- richieste inoltrate agli enti;
- comunicazioni ricevute;
- eventuali progetti assistenziali già esistenti;
- documentazione scolastica, lavorativa o sociale pertinente;
- ogni elemento utile a dimostrare le concrete necessità della persona.
La documentazione assume particolare rilievo quando sia necessario contestare un provvedimento, un’omissione o un ritardo dell’amministrazione.
Quando può essere utile rivolgersi a un avvocato
L’assistenza legale può essere opportuna quando il cittadino riscontri anomalie nell’accertamento della disabilità, ritardi rilevanti, mancata risposta degli enti, mancato riconoscimento di prestazioni o sostegni, oppure quando vi sia la necessità di coordinare la nuova procedura con una posizione previdenziale o assistenziale già esistente.
Ogni situazione deve essere valutata individualmente.
Una tutela efficace richiede infatti l’esame congiunto del verbale sanitario, della documentazione medica, della posizione INPS e degli eventuali procedimenti amministrativi già avviati.
Studio Legale Lauricella: assistenza in materia di invalidità civile e tutela della disabilità
Lo Studio Legale Lauricella assiste persone con disabilità e loro familiari nelle problematiche riguardanti invalidità civile, indennità di accompagnamento, Legge 104/1992, assegno ordinario di invalidità, prestazioni assistenziali e previdenziali e nei procedimenti amministrativi e giudiziari nei confronti dell’INPS e degli enti competenti.
Chi ha ricevuto un verbale negativo, un riconoscimento ritenuto insufficiente, una revoca oppure incontra difficoltà nell’attivazione delle tutele previste dalla normativa può richiedere una valutazione della propria posizione.
Una verifica tempestiva della documentazione consente di individuare eventuali criticità e valutare gli strumenti amministrativi o giudiziari utilizzabili nel caso concreto.
Articolo informativo aggiornato a settembre 2026. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono la consulenza legale sulla singola posizione.
Fonti normative e istituzionali principali: decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62; normativa successivamente intervenuta in materia di riforma della disabilità; comunicazioni e servizi istituzionali INPS relativi al Sistema Informativo Salute, Disabilità e Anziani (SISDA).
