Il reddito di cittadinanza

 il “decretone” sul reddito di cittadinanza è stato approvato il 17 gennaio 2019. Il testo definitivo del decreto legge non fa che confermare quanto già previsto e annunciato nei mesi scorsi e in manovra. Prima di vedere come funzionerà il reddito di cittadinanza nel 2019 però, vediamo di capire meglio cos’è questa misura nelle sue varie declinazioni (di base, d’inclusione e di dignità), i comuni in Italia in cui ha trovato applicazione, le esperienze straniere, comunitarie ed extracomunitarie e le proposte dei vari partiti, tra cui quella del M5S, che di questa misura ha fatto la sua bandiera.

Reddito di cittadinanza: cos’è

Il reddito di cittadinanza puro viene erogato individualmente per tutta la vita del beneficiario e non è tassato. Per ottenerlo la legge non richiede la partecipazione a programmi d’inserimento sociale o lavorativo e non presuppone controlli preventivi della condizione reddituale del beneficiario. Nella forma più pura ed estrema consiste in un trasferimento monetario assistenziale e previdenziale unico, tanto che anche la pensione è parte di questo reddito.

Il reddito minimo o di base 

Il reddito di cittadinanza si definisce anche “di base” quando viene esteso anche ai non cittadini, in genere residenti regolari da un certo numero di anni.

Il reddito di cittadinanza nel mondo

L’unico paese al mondo che ha istituito il reddito di cittadinanza puro è l’Alaska, che lo eroga nella misura media annua minima di 900 dollari fino a quella massima di 2000. In Kenya la misura è in fase di prova, mentre il Canada lo ha cancellato perché troppo caro.

Il reddito di cittadinanza in Europa

All’interno dei confini europei, invece, dal 1992, l’Unione Europea raccomanda agli Stati membri d’intervenire per combattere l’emarginazione sociale. Al momento solo Italia, Grecia e Ungheria non hanno misure di sostegno al reddito per contrastare una povertà dilagante. In Finlandia, invece, la misura è in fase di prova, mentre la Scozia dovrebbe introdurla a breve. Discorso diverso per quanto riguarda gli altri paesi europei, che prevedono diverse forme di aiuto:

– Germania

In Germania sono previste tre diverse misure in favore dei cittadini tedeschi, rifugiati politici e stranieri dei paesi Ue che hanno sottoscritto il Social Security agreement: l’aiuto per il sostentamento, l’assegno sociale per i pensionati bisognosi e un sostegno per i disoccupati, cui si accompagnano altresì sussidi per l’affitto e il riscaldamento e indennità per disabili, genitori soli, donne in gravidanza e aiuti per ogni figlio. La durata di queste forme di sostegno è illimitata, ma ogni 6 mesi è previsto un controllo per verificare la permanenza dei requisiti richiesti per l’erogazione. Gli abili al lavoro devono seguire programmi di reinserimento lavorativo e accettare offerte lavorative congrue.

– Danimarca

In Danimarca è adottato il modello dell’assistenza sociale che prevede il riconoscimento a chi ha compiuto 25 anni 1.325 euro (l’aiuto per l’affitto è a parte) e 1.760 per chi ha figli. Gli abili al lavoro devono cercare un’occupazione e accettare offerte congrue alla loro formazione, in caso contrario il sostegno è sospeso. Il sussidio è tassabile e in caso di assenza dal lavoro senza giustificati motivi è ridotto in base alle ore perse. 

– Francia

In Francia al Revenu de Solidarité Active ha diritto chi è residente da più di 5 anni e ha compiuto 25 anni o chi è più giovane purché con un figlio e 2 anni di lavoro curricolare. L’aiuto dura 3 mesi, è rinnovabile e cresce con l’aumentare del numero dei figli. Il beneficiario deve dimostrare di cercare un’occupazione e di partecipare a programmi di formazione. L’importo del beneficio diminuisce con l’aumentare del reddito da lavoro. 

– Belgio

In Belgio il sistema riconosce 725 euro al mese per un singolo e misure tese a garantire il diritto alla salute, al lavoro, alla casa, all’energia e ai servizi pubblici. In Belgio è possibile rifiutare un lavoro se non risulta congruo alla formazione, senza rischiare la sospensione del sussidio.

– Olanda

Nei Paesi Bassi, ai singoli viene riconosciuto un contributo mensile massimo di 617 euro, mentre alle famiglie sposate o di fatto con o senza figli 1.234 euro. 

– Inghilterra

Nel Regno Unito il reddito minimo è garantito solo previa verifica del reddito dei richiedenti. L’Income Support è previsto per aiutare chi non ha un lavoro full time e vive sotto la soglia di povertà. Se permangono le condizioni di indigenza è illimitato anche se varia in base all’età, alla composizione della famiglia, alla presenza di eventuali disabilità e alle risorse a disposizione dei beneficiari. Per gli iscritti nelle liste di disoccupazione è previsto un aiuto specifico purché il candidato si rechi ogni due settimane in un Jobcenter e dimostri che sta cercando attivamente un impiego. Lo Stato aiuta anche chi deve pagare l’affitto e ha figli. 

– Irlanda

In Irlanda contributo massimo individuale è 849 euro. I sussidi sono previsti per diverso tempo anche dopo aver trovato lavoro e se si riprendono gli studi è possibile chiedere un sostegno al reddito.

Il reddito di cittadinanza in Italia

L’esperienza della Provincia di Trentoiniziata nel 2010 ha dimostrato che, per contrastare efficacemente la povertà, è necessario:

  • modulare l’importo e la durata delle erogazioni tenendo conto dei bisogni reali dei beneficiari;
  • controllare regolarmente il rispetto delle condizioni di ammissibilità al beneficio;
  • accompagnare il sostegno con strumenti di ricerca attiva del lavoro.

Un altro risultato positivo è quello raggiunto dal “Grillino” Comune di Livorno, che nel tempo però ha modificato la misura.

Reddito di cittadinanza M5S

Il “reddito di cittadinanza” proposto dal Movimento 5 Stelle è illustrato nel disegno di legge n. 1148/2013 e prevede il riconoscimento di aiuti economici ai cittadini e alle famiglie italiane il cui reddito è sotto la soglia di povertà.

Poveri assoluti

Ai poveri assoluti, che non dispongono di altre entrate, è riconosciuto l’importo di 780 euro al mese (9.360 all’anno), considerato reddito minimo di sopravvivenza. Chi invece percepisce uno stipendio di 350 euro al mese, ad esempio, ha diritto alla differenza, ossia 430 euro necessari per raggiungere i 780 euro previsti.

Single o famiglie

Il discorso cambia per chi vive in famiglia, che a differenza dei single, percepisce un reddito di cittadinanza unico, che varia in base ai suoi membri:

  • 2 componenti con un genitore: 1.014 euro;
  • 2 componenti: 1.170 euro;
  • 3 componenti con un genitore: 1.248 euro;
  • 3 componenti: 1.404 euro;
  • 4 componenti con un genitore solo: 1.482 euro;
  • 4 componenti: 1.638 euro;
  • 5 componenti con un genitore: 1.716 euro;
  • 5 componenti: 1.872 euro.

Le regole formative

La proposta del Movimento non ha natura puramente assistenziale. Essa infatti condiziona il riconoscimento del reddito di cittadinanza al rispetto di precise regole formative. Per questo il primo obiettivo del Movimento è la Riforma dei centri per l’impiego, a cui i potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza devono iscriversi. Concesso il reddito di cittadinanza, infatti, colui che si è impegnato ad aderire a un progetto formativo e alla ricerca di un lavoro (anche di pubblica utilità), perde questa forma di sostegno:

  • se rifiuta nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, più di tre proposte lavorative;
  • sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo;
  • recede senza giusta causa dal contratto di lavoro per due volte nel corso dell’anno solare;
  • non rispetta gli obblighi di inserimento lavorativo previsti dall’art. 11 del disegno di legge (disponibilità al lavoro, colloqui di orientamento, adesione a progetti d’inserimento lavorativo, partecipazione al percorso di bilancio delle competenze e ricerca attiva del lavoro che prevede l’impegno di recarsi almeno due volte al mese al centro dell’impiego, sostenere i colloqui psico attitudinali e accettare di essere avviato ai corsi di formazione e riqualificazione professionale). Il costo totale di questa misura costerà alle casse dello Stato circa 16 miliardi di euro, importo che verrà coperto tassando le banche, le compagnie petrolifere, il gioco d’azzardo e tagliando i finanziamenti a stampa e politica.

Reddito cittadinanza o reddito minimo garantito?

Rispetto a quanto anticipato, è evidente che la denominazione di reddito di cittadinanza utilizzata dal Movimento non è corretta. Quando il trasferimento economico dipende dalle condizioni reddituali e/o patrimoniali del potenziale beneficiario e dalla disponibilità a intraprendere un percorso di reinserimento lavorativo infatti è più corretto parlare di “Reddito minimo garantito”. 

Reddito di cittadinanza: le altre proposte

Tra le altre proposte relative ad una misura di sostegno al reddito figurano anche, sebbene poco definite, quella del reddito di dignità lanciata dal leader di Forza Italia, Berlusconi, e quella di avviamento al lavoro della Lega: 

Reddito di dignità: la proposta di Berlusconi

La misura di sostegno proposta dal Cavaliere non è ancora definita nei suoi contorni. In generale però si può affermare che si tratta di un’integrazione al reddito per chi percepisce meno di 1000 al mese. Tutto per consentire di raggiungere il reddito mensile di dignità stabilito dall’ I.S.T.A.T, la cui misura è condizionata dal numero dei figli a carico e dal luogo di residenza e la cui erogazione è sottoposta alla prova dei mezzi, per accertare che le condizioni economiche siano effettivamente inferiori alla soglia minima stabilita.

Reddito di avviamento al lavoro: la proposta della Lega

La proposta della Lega Nord è destinata a chi vuole vivere di lavoro e non di assistenzialismo. Questo in sostanza il concetto espresso da Matteo Salvini. La misura del Carroccio consiste in un prestito a tasso zero di 750 euro al mese rivolto ai disoccupati che vivono sotto la soglia di povertà (reddito annuo inferiore a 9.360 euro). Chi vuole ottenere il prestito deve iscriversi al centro per l’impiego e accettare la prima offerta di lavoro.

Reddito di cittadinanza e Rei: differenze

Il Reddito d’Inclusione (R.E.I) è disciplinato dal dlgs. n. 147 del 15/09/2017 in attuazione della legge-delega del 15/03/2017 in vigore dal primo gennaio 2018 e si compone di due parti:

  • un assegno mensile, che viene versato con carta prepagata di Poste Italiane SpA (Carta R.E.I);
  • un progetto di reinserimento lavorativo e sociale.

L’entità dell’assegno è condizionato da due fattori:

  • la dimensione del nucleo familiare
  • lo scostamento del reddito da una determinata soglia di accesso. 

Durata

Il R.E.I può essere erogato solo per 18 mensilità, da cui vengono sottratte eventuali erogazioni del Sostegno per l’Inclusione Attiva (S.I.A) già percepite. Decorsi i 18 mesi il R.E.I può essere rinnovato per altri 12 mesi, ma non prima che siano decorsi almeno sei mesi dalla cessazione del godimento della prestazione. 

Beneficiari

Il reddito d’inclusione è previsto in favore:

  • dei cittadini italiani;
  • dei cittadini comunitari;
  • dei cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno;
  • gli aventi diritto a una protezione internazionale purché residenti in Italia da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

Requisiti familiari

I requisiti familiari per ottenere il R.E.I richiedono la presenza all’interno del nucleo:

  • di un minore di anni 18;
  • di un soggetto disabile e di almeno un suo genitore o tutore;
  • di una donna in stato di gravidanza;
  • di un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni, in stato di disoccupazione da almeno tre mesi e privo di un sussidio per la disoccupazione.

Requisiti economici

Ai requisiti familiari devono sommarsi quelli economici del nucleo:

  • I.S.E.E in corso di validità pari o inferiore a 6.000 euro;
  • I.S.R.E ai fini R.E.I non superiore a 3.000 euro;
  • patrimonio immobiliare, esclusa la casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro;
  • valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10.000 euro (8.000 euro per due persone e 6.000 euro per la persona sola).

Ciascun componente del nucleo familiare inoltre non deve:

  • percepire prestazioni di assicurazione sociale per l’impiego (N.A.S.P.I) o ammortizzatori sociali previsti in caso di disoccupazione involontaria;
  • essere in possesso di autoveicoli e/o motoveicoli nuovi immatricolati nei 24 mesi antecedenti la richiesta (esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per soggetti disabili);
  • possedere imbarcazioni da diporto.

Come si accede al Rei

Dal primo dicembre 2017 è possibile fare domanda per il R.E.I ai comuni o agli uffici identificati da questi ultimi, utilizzando il modello presente anche sul sito dell’I.N.P.S, purché al momento della sua presentazione e per tutta la durata del beneficio, il richiedente sia in possesso di un’attestazione I.S.E.E valida. 

Reddito di cittadinanza 2019: come funziona

Emanato il decretone su reddito di cittadinanza (Rdc) e pensione di cittadinanza. La misura partirà ad aprile e sarà concessa solo a chi sarà in possesso di determinati requisiti e a chi si atterrà agli obblighi previsti dal Patto per il lavoro e da quello per l’inclusione sociale: 

Requisiti soggettivi

Avranno diritto al reddito di cittadinanza, se residenti continuativamente in Italia da almeno 10 anni, dei quali gli ultimi due, al momento della domanda, in modo continuativo:

  • i cittadini italiani o europei e i relativi familiari titolari del permesso di soggiorno o di quello permanente;
  • i cittadini di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

Requisiti reddituali

I requisiti reddituali per fare domanda sono i seguenti:

  • reddito del nucleo familiare del soggetto richiedente inferiore a 9.360 euro annui;
  • patrimonio immobiliare, esclusa la casa di abitazione familiare, non superiore a 30.000 euro;
  • patrimonio mobiliare sotto i 6.000 euro di valore, con un aumento limite di 2.000 euro per ogni componente familiare oltre il primo (fino a un massimo di 10.000 euro), incrementabile ulteriormente di 1000 euro per ogni figlio successivo al secondo e di 5.000 euro per ogni familiare invalido;
  • valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di 6000 euro annui, da moltiplicare per il parametro corrispondente della scala di equivalenza,
  • nessun componente del nucleo deve essere intestatario di veicoli immatricolati per la prima volta nei sei mesi precedenti di cilindrata superiore ai 1600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore ai 250 cc, tranne i mezzi per i quali sono previste agevolazioni per i disabili;
  • nessun componente deve risultare titolare di imbarcazioni da diporto e navi;
  • non hanno diritto al reddito di cittadinanza i nuclei familiari al cui interno vi sono soggetti disoccupati dopo 12 mesi dalle dimissioni volontarie.

Beneficio economico

Per quanto riguarda il beneficio economico erogate, questo quanto previsto dal decreto:
  • il RdC si compone di due parti: una a integrazione del reddito familiare, l’altra come sostegno al reddito per pagare il canone di locazione (fino a 3360 euro annui) o la rata del mutuo (fino a 1800 euro annui);
  • la misura è esente dal pagamento IRPEF;
  • il RdC decorre dal mese successivo alla domanda ed è suddiviso in dodici rate su base annua;
  • la durata complessiva non può in ogni caso superare i 18 mesi;
  • entro 6 mesi è prevista l’adozione di un decreto che stabilirà le modalità di erogazione del reddito di cittadinanza per ogni componente maggiorenne del nucleo familiare;
  • se il beneficiario del RdC viene assunto come dipendente o intraprende una nuova attività di lavoro autonomo o d’impresa, entro 30 giorni dall’inizio ha obbligo di comunicarlo all’INPS, tramite la piattaforma digitale per il patto per il lavoro o di persona ai Centri per l’impiego, a pena di decadenza dal beneficio;
  • il beneficiario ha l’obbligo di comunicare all’ente erogatore, entro 15 giorni, ogni variazione patrimoniale che comporta la perdita dei requisiti economici richiesti per beneficiare del reddito di cittadinanza;
  • i detenuti, i ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato, parte del nucleo familiare beneficiario, sono esclusi dal parametro della scala di equivalenza;
  • entro tre mesi è prevista l’emanazione di un decreto che sancirà le modalità con cui, tramite il monitoraggio delle spese effettuate sulla Carta del reddito di cittadinanza, sarà possibile verificare in che modo si fruisce del beneficio, le possibili eccezioni e le penalizzazioni in termini di riduzione della misura nel limite del 10% da applicare sulla mensilità successiva a quella in cui il beneficio è stato speso interamente;
  • il RdC sarà fruito entro il mese successivo a quello in cui verrà erogato;
  • se l’erogazione del RdC viene interrotta per motivi diversi dalle sanzioni sarà possibile chiederlo nuovamente, solo per il periodo non goduto, mentre se l’interruzione dipende da una modifica delle condizioni reddituali ed è trascorso un anno, la richiesta equivale a prima domanda;
  • il RdC può essere integrato con agevolazioni per il trasporto, la casa, l’istruzione e la salute;
  • esso è compatibile con la Naspi, in presenza di determinati requisiti;
  • il suo riconoscimento non esclude le agevolazioni relative alle tariffe elettriche e al gas naturale per le famiglie svantaggiate. 

Adesione al patto per il lavoro e a quello per l’inclusione 

Tutti i membri del nucleo familiare non occupati e non iscritti a un corso di studio (tranne i beneficiari della pensione di cittadinanza, del reddito di cittadinanza o di età pari o superiore ai 65 anni, i disabili ed eventualmente chi si prende cura di minori di età inferiore ai tre anni o i membri della famiglia disabili o non autosufficienti) devono:

  • dichiarare la disponibilità immediata al lavoro;
  • stipulare un patto per il lavoro, l’inclusione sociale e la riqualificazione professionale;
  • collaborare alla stesura del bilancio delle competenze, necessario a definire il Patto per il lavoro e rispettarne gli obblighi, che consistono:nella registrazione e consultazione periodica della piattaforma digitale, nel ricercare attivamente un lavoro, nell’accettare l’avviamento a corsi di formazione e riqualificazione professionale, nel sostenere colloqui psicoattitudinali e prove di selezione, nell’accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue;
  • partecipare per otto ore settimanali ai progetti culturali, artistici, sociali, ambientale, formativi e di tutela dei beni predisposti dal Comune di appartenenza per dare attuazione al Patto di inclusione sociale.

Congruità dell’offerta

Il decreto contiene una disciplina dettagliata sulla congruità dell’offerta lavorativa, che viene valutata tenendo conto sia della durata del beneficio che del numero di offerte lavorative rifiutate. In particolare un’offerta lavorativa è ritenuta congrua se:
– nei primi dodici mesi di fruizione del RdC, viene offerto un lavoro un a 100 Km di distanza dalla residenza del lavoratore o raggiungibile in 100 minuti con i mezzi pubblici (in caso di prima offerta) o entro 250 Km di distanza (in caso di seconda offerta) o ovunque collocata nel territorio dello stato (terza offerta).
– Dopo 12 mesi dalla fruizione del beneficio è congrua un’offerta di lavoro a 250 Km di distanza dalla residenza del beneficiario, se si tratta di prima o seconda offerta o, ovunque collocata nel territorio dello Stato se si tratta di terza offerta.
– Se il beneficio viene rinnovato nei casi e modi previsti dal decreto, è congrua un’offerta ovunque collocata nel territorio dello Stato, anche se si tratta di una prima offerta.
Dette offerte sono condizionate comunque dalla presenza di soggetti disabili, così come definiti ai fine Isee, all’interno del nucleo familiare del beneficiario.
Nel caso in cui poi, il beneficiario accetti un’offerta lavorativa distante oltre i 250 km dalla residenza, costui continuerà a percepire il reddito di cittadinanza per compensare le spese di trasferimento, limitatamente ai tre mesi successivi dall’inizio del nuovo lavoro, aumentati fino a dodici se nel nucleo familiare sono presenti disabili ai fini Isee o minori.

Richiesta, riconoscimento ed erogazione del beneficio

Per quanto riguarda la domanda, il riconoscimento e l’erogazione concreta del reddito di cittadinanza ecco cosa dispone il decreto:
– il RdC può essere chiesto dopo il giorno 5 di ogni mese, presso il gestore del servizio integrato, telematicamente o presso i centri di assistenza fiscale;
– entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto è prevista l’approvazione del modulo per presentare la domanda per il reddito di cittadinanza e il modello per comunicare le variazioni lavorative del soggetto che beneficia della misura;
– la misura verrà erogata dall’Inps dopo l’acquisizione dei dati necessari dall’Anagrafe tributaria, dal PRA e dalle altre amministrazioni pubbliche e previa verifica della sussistenza dei requisiti soggettivi e reddituali richiesti dalla legge;
– il beneficio, una volta riconosciuto, verrà erogato con Carta RdC che permetterà di fare acquisti e prelevare 100 euro al mese per ogni individuo (moltiplicato per la scala di equivalenza ex art. 2, comma 5);
– la Carta RdC potrà essere utilizzata, in caso di integrazioni nei casi previsti, per pagare il canone di locazione o la rata del mutuo;
– la Carta non potrà essere utilizzata per pagare giochi che prevedono vincite in denaro;
– un decreto dovrà fissare limiti di utilizzo ed ulteriori impieghi della Carta RdC;
– le movimentazioni delle carte RdC verranno messe a disposizione delle piattaforme digitali, tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto soggetto emittente;
– la carta RdC verrà consegnata dopo il quinto giorno di ciascun mese;
– per attuare il reddito di cittadinanza il Ministero del Lavoro può avvalersi di enti controllati o vigilati dalle amministrazioni dello Stato o di società in house, previa convenzione.

Cause di decadenza e sanzioni

Dettagliate le cause di decadenza dal beneficio e le sanzioni previste nei confronti di chi viola le disposizioni del decreto che lo regolamentano. Questo il quadro risultante dal decreto:
– reclusione di 6 anni per chi, la fine di ottenere o mantenere la misura, la consegue presentando dichiarazioni o documenti falsi, attestando case non vere od omettendo le informazioni dovute;
– reclusione da uno a tre anni per chi omette di comunicare la variazione del reddito effettivo o del patrimonio per non andare incontro alla revoca della misura.
In caso di condanna per i due illeciti descritti il beneficio è revocato con effetto retroattivo, quanto percepito deve essere restituito e il condannato non potrà più richiederlo prima che siano decorsi dieci anni dalla condanna.
In ogni caso, la decadenza dal beneficio è prevista quando il soggetto erogante rilevi la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni e informazioni prodotte con l’istanza o la mancata comunicazione di qualsiasi variazione del reddito o del patrimonio o della composizione del nucleo familiare . Anche in questo caso è disposta la revoca, l’obbligo di restituire quanto ricevuto e l’impossibilità di fare nuova domanda per il RdC prima che siano decorsi dieci anni dalla revoca.
La decadenza, nel testo definitivo, è prevista anche se il beneficiario non accetta almeno una delle tre offerte congrue o venga trovato, in sede di controllo da parte delle autorità competenti, a svolgere attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa, senza averlo comunicato.
Circoscritta ai casi di decadenza dal beneficio diversi dalla condanna definitiva o dalla decadenza previste dai commi 3 e 4 dell’art 7 infine, la possibilità di chiedere il RdC, anche da parte di un altro membro del nucleo familiare, una volta decorsi 18 mesi dal provvedimento di decadenza o 6 se nel nucleo vi sono disabili o minori.